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I sabotatori delle primarie e il sostegno al leader M5S (anche dentro il Pd) di chi «aspira» al Quirinale

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Sostiene D’Alema che «le primarie in questo contesto sono una follia» e aggiunge con un vocabolario da centralismo democratico che «servirebbe invece un processo ordinato». D’Alema sostiene che sarebbe fondamentale per il Campo largo trovare un accordo su un candidato premier di compromesso, perché «le primarie tra due leader di partito producono la crisi del partito che perde». Provocherebbero cioè un salasso di voti a danno della coalizione prima ancora di andare alle elezioni. Come non bastasse, l’estenuante braccio di ferro in atto tra Schlein e Conte «rischia di alimentare un progressivo logoramento del rapporto con l’elettorato». Insomma, le primarie «non vanno fatte». 

Al Nazareno, sede del Pd, hanno perso il conto di quanti sono concentrati in questa fase a sabotare il duello per la presidenza del Consiglio. Al quale la segretaria dem non intende rinunciare, siccome è convinta di vincere. Ma la sua scelta pone un problema che lo stato maggiore di Schlein scorge in questi «consigli interessati»: «È chiaro che se Elly andasse a palazzo Chigi, per loro non sarebbe possibile aspirare al Colle». E questi «loro» come l’hanno presa? Risposta: «Mica glielo abbiamo detto».

Non serviva, ci sono arrivati da soli. E da tempo si

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