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Le lacrime di Vilfort: quando un Europeo vinto non cancella il dolore

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I viaggi Svezia-Danimarca dopo ogni partita per correre dalla figlia Line in ospedale, la rete decisiva in finale e il pianto pensando a lei. Il sapore amaro dello storico trionfo danese del ’92

Questa è una storia parallela, un treno che corre lungo i binari e, fino a un certo punto, tutto fila via liscio, nessun problema. Poi, con il passare dei giorni, dalla felicità si passa al dolore: l’estrema gioia, che è anche sinonimo di gloria, lascia spazio alla disperazione, perché di disperazione si deve parlare quando si vivono certe esperienze. E così l’allegria di un popolo, di una nazione intera che ha accompagnato i suoi eroi nell’impresa più difficile e più esaltante, si trasforma in un mesto silenzio che racchiude una profonda compassione, dove per “compassione” s’intende quel sentimento che si genera quando ci si immedesima nel dolore altrui. Non è una maledizione, quella che si racconta qui, ma la dimostrazione quasi scientifica che il tempo della felicità non è che un attimo rubato, dura quanto il battito d’ali di una farfalla, e il male, invece, è il vero avversario che accompagna il genere umano dalla nascita alla morte.

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