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11 Settembre, 25 anni dopo: l’ombra della rete segreta negli USA che nessuno riuscì a fermare

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A 25 anni dall’attentato alle torri gemelle di New York riaffiorano i buchi neri dell’inchiesta: dai contatti a San Diego agli allarmi ignorati tra CIA e FBI sui dirottatori di al-Qaeda.

Quando Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar atterrano a Los Angeles il 15 gennaio 2000, sono già militanti di al-Qaeda. Hanno appena partecipato a un’importante riunione dell’organizzazione in Malaysia, non parlano inglese e non conoscono gli Stati Uniti. Eppure riescono subito a trovare casa, aprire un conto bancario e inserirsi nella comunità di San Diego. Chi li aiutò? E quelle persone sapevano chi avevano davanti? È una delle zone d’ombra più controverse dell’inchiesta sull’11 settembre. Le autorità ricostruirono la struttura internazionale del complotto, individuando in Khalid Sheikh Mohammed il suo principale organizzatore e in Osama bin Laden il leader che lo aveva approvato. Più difficile fu provare se i diciannove dirottatori disponessero di una rete organizzata sul territorio americano.

Il primo nome al centro dei sospetti è Omar al-Bayoumi, cittadino saudita residente a San Diego. Nel febbraio 2000 incontra al-Hazmi e al-Mihdhar in un ristorante di Culver City. Sosterrà di averli avvicinati dopo averne riconosciuto l’accento arabo. Successivamente li invita a trasferirsi a San Diego, li aiuta a trovare

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