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Dopo Hormuz, gli Houthi minacciano Bab el-Mandeb: cosa succede al petrolio e perché l’Iran alza il tiro proprio adesso

di Stefano Agnoli

Dopo Hormuz, l’avanzata degli Houthi verso Bab el-Mandeb mette in crisi l’export saudita. Il Brent sale a 107 dollari, mentre Teheran cerca una svolta prima del voto Usa

Nella mattina del 10 settembre, un video girato a Mokha, sulla costa yemenita del Mar Rosso, ha mostrato pickup carichi di uomini armati che sfilano lungo la via principale della città, tra le insegne dei negozi ancora accese. Dall’audio, una voce grida lo slogan houthi: «Morte all’America, morte a Israele».

Mokha, l’antico scalo del commercio del caffè, dista meno di 80 chilometri da Bab el-Mandeb. Non è un dettaglio geografico qualsiasi: da cinque mesi, da quando l’Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, è proprio lo stretto tra Yemen e Corno d’Africa a tenere in piedi ciò che resta dell’export petrolifero saudita.

All’inizio dell’estate l’export dai terminali di Yanbu, sul mar Rosso, aveva toccato il record di 5,9 milioni di barili al giorno. Per Bab el-Mandeb transitavano ancora 6,2 milioni di barili al giorno, secondo Kpler. Oggi quei numeri sono da riscrivere. Le esportazioni petrolifere saudite sono scese in agosto a 3,2 milioni di barili al giorno, il livello più basso da

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