di Federico Fubini
Un’occasione unica per le aziende del Paese: tour in casa dei big americani che immaginano il futuro
Quanto, come e quando l’intelligenza artificiale sarà in grado di accelerare la produttività nelle imprese, spingere la crescita senza deprimere il mercato del lavoro è una delle domande centrali di questi anni. Dalle risposte che si profileranno dipende praticamente tutto: quotazioni di borsa per almeno il 45% delle società di Wall Street, che oggi capitalizza nel complesso quasi 70 mila miliardi di dollari nel suo indice principale (S&P 500); la sostenibilità di un debito pubblico Usa oggi da 40 mila miliardi, con le inevitabili implicazioni per i tassi d’interesse di mercato anche in Europa; per l’Italia, la capacità per le imprese di tenere le posizioni ed espandersi sui mercati globali come hanno saputo fare negli ultimi vent’anni.
Incertezze
Nessuno oggi è in grado di dire come si scioglieranno queste incertezze, perché la rivoluzione dell’Ai è troppo recente. Un punto, tuttavia, inizia a essere relativamente chiaro: questa fase per il made in Italy non dev’essere una replica degli anni Novanta. Quel che accadde allora è descritto in un paper ormai classico pubblicato dagli economisti Bruno Pellegrino e Luigi




