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«War Requiem», il manifesto pacifista di Benjamin Britten apre il festival «MiTo»

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L’Orchestra Rai diretta da Simone Young, il Coro del Regio di Torino e tre notevoli solisti infondono intensità e poesia al drammatico affresco sonoro

Che il festival «MiTo» non sia più la gioiosa (e ricca) festa della rentrée come nei suoi primi anni è assodato. Ma l’inaugurazione di quest’anno (domenica 6 alla Scala, lunedì 7  all’Auditorium Rai di Torino) offre al caso una giustificazione pregnante e una lettura non scontata. L’avvio scelto dalla nuova direttrice artistica della rassegna, la direttrice d’orchestra Speranza Scappucci, è volutamente un affondo tragico, consono ai nostri giorni, il «War Requiem» di Benjamin Britten. Un manifesto pacifista amaro, sanguinante, devastante, contro tutte le guerre, scritto nel 1962 per la Cattedrale di Coventry ricostruita dopo i bombardamenti nazisti, il testo latino intrecciato ai versi di un poeta inglese caduto in Francia nel 1918, Wilfred Owen.
Due fattori decidono, però, nell’esecuzione alla Scala, una lettura meno ferrigna e sferzante di quanto non si sia udito altrove. Primo, lo stato di grazia dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai che, guidata da Simone Young (fin troppo didascalica nel gesto, ma sicura negli snodi e nei contrasti), colora questo affresco con una luce come di catarsi: una scioltezza, una fusione mai screziata, neppure nelle

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