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Formula SAE, se i giovani riscoprono il motore termico

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La fotografia ufficiale sembra non lasciare dubbi. Alla ventunesima Formula SAE Italy, organizzata dall’ANFIA all’autodromo di Varano de’ Melegari, la classe più numerosa è stata quella elettrica: 24 team contro i 12 iscritti tra le vetture a combustione, tre delle quali ibride. A questi si aggiungono le monoposto driverless.

A guardare i numeri, il futuro immaginato dalle università sembra già scritto. Ma basta camminare nel paddock e parlare con chi quelle vetture le ha progettate e costruite per scoprire una realtà meno lineare. Molti studenti continuano a essere affascinati dal motore termico. Non per ostilità verso l’elettrico, ma perché nella combustione riconoscono una complessità meccanica che vorrebbero sperimentare: aspirazione, fluidodinamica, gestione termica, trasmissione. Fenomeni che si possono vedere, ascoltare e persino annusare.

L’impressione raccolta a Varano è che, in diversi casi, non siano i ragazzi a scegliere la monoposto elettrica, ma le università a indirizzare i progetti. Gli atenei inseguono ricerca, finanziamenti e prospettive industriali. L’elettrico consente di lavorare su batterie, elettronica di potenza, software e sistemi di controllo, competenze sempre più richieste dalle aziende. Eppure la passione degli studenti appare meno uniforme di quanto spesso si racconti.

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