di Giuliana Ferraino e Federico Fubini
La crescita resta modesta, ma il ministro dell’Economia rivendica la tenuta dell’Italia in una stagione di guerre, crisi energetiche e tensioni sui mercati
«La barca è rimasta in galleggiamento. E vi assicuro che l’Italia è molto più rispettata all’estero che in Italia». Giancarlo Giorgetti risponde così, alla fine del Forum Teha di Cernobbio, ai leader dell’opposizione che poche ore prima avevano descritto un Paese incapace di accelerare. La crescita resta modesta, ma il ministro dell’Economia rivendica la tenuta dell’Italia in una stagione di guerre, crisi energetiche e tensioni sui mercati. E porta alla platea di manager e imprenditori una previsione migliore delle attese: «Abbiamo già acquisito lo 0,8%» e, se gli indicatori saranno confermati, «potremmo avvicinarci all’1%», contro lo 0,6% indicato dal governo ad aprile.
Dietro quei decimali c’è una questione molto più politica, destinata a pesare sulla prossima legge di Bilancio. Poche ore prima Matteo Salvini aveva definito «doveroso» uno scostamento per sostenere l’economia. Giorgetti non lo cita, ma contesta l’idea che più deficit produca necessariamente più crescita. «Gli amici francesi, che hanno più deficit, hanno una crescita che è metà della nostra; dunque dire deficit uguale crescita non




