di Rita Querzé
Il presidente: «Un sistema efficace di tutela dai concorrenti cinesi dovrebbe prevedere un 8% di importazioni non soggette a dazi e l’80% su tutto il resto»
Dopo la decisione di Volkswagen di tagliare 100 mila posti di lavoro, i componentisti italiani del settore auto spingono il pulsante dell’allarme rosso. «È vero, nel 2025 i nostri 4,9 miliardi di esportazioni verso la Germania hanno tenuto — dice il presidente di Anfia, l’associazione del settore, Roberto Vavassori —. Ma nel 2026 registriamo già un calo del 4,6%. E comunque il peggio deve venire. La verità è che rischiamo di perdere il settore automotive in Europa. L’unico modo per salvarlo è mettere subito dazi sulle auto cinesi dell’80%».
La concorrenza cinese
In realtà i cinesi stanno venendo a produrre in Europa per evitare i dazi messi da Bruxelles. Non riuscite a vendere a loro i vostri componenti? «I dazi presenti oggi sul settore auto non frenano l’import da Pechino — insiste Vavassori —. Si concentrano sulle auto elettriche pure mentre l’85% delle vetture che loro inviano a casa nostra sono ibride o a benzina. Un sistema efficace di tutela dai concorrenti cinesi dovrebbe prevedere un 8% di importazioni




