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L’omaggio di Belgrado per Mladic, il boia di Srebrenica: «I serbi devono essergli grati: ha combattuto il terrorimo. L’Europa sa ma non vuole sapere»

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di Alessandra Coppola

Onori militari per il genocida a Belgrado, domani i funerali. L’ambivalenza del presidente Vucic

DALLA NOSTRA INVIATA
BELGRADO – Il vecchio generale Zivomir Ninkovic scende lentamente gli scalini della Casa delle Forze Armate, un braccio a un commilitone, l’altro che fa leva su un bastone di legno. Ora barcolla ma è stato pilota di Mig, quindi comandante dell’Aviazione agli ordini di Ratko Mladic, l’«eroe» che è venuto con altri centinaia ad omaggiare, in questo vecchio edificio razionalista al centro di Belgrado: «Cerimonia tanto triste ma bella, ben organizzata — dice al Corriere —. E lui la meritava, gli dobbiamo essere grati. Ha dedicato la sua vita alla divisa». Onore al boia. Ex militari soprattutto, ma anche giovanotti vestiti di nero; donne truccate e ragazzine con le trecce; fiori finti e roselline lilla (la ramonda serbica); il segno nazionalista della Trinità, pollice, indice e medio giunti. «Ha protetto me e la mia famiglia», dice Milica, 45 anni; «Rispetto per un uomo straordinario che ha difeso il suo popolo», Gordana, 60 anni; per Teodora, 19, parla la maglietta: «L’Europa sa ma non vuole sapere. Il generale ha combattuto contro il terrorismo».

Scopi politici

Noi lo chiamiamo genocidio o anche

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