
di Redazione Esteri online
La famiglia Pyakurel si è rifugiata sul tetto mentre acqua, fango e detriti devastavano il villaggio. A salvarla potrebbero essere state le fondamenta ancorate nella roccia.
Una casa verde di tre piani, quasi intatta, in mezzo a una distesa di fango dove tutto il resto è scomparso. A Dhunge Bazaar, nel distretto nepalese di Nuwakot, la chiamano ormai la «casa del miracolo». C’è perfino chi arriva per fotografarla e farsi un selfie davanti all’edificio diventato virale sui social. Una delle poche immagini di speranza nella catastrofe che il 26 agosto ha travolto il Nepal e che ha provocato oltre 1.200 morti, mentre più di 4.200 persone risultano ancora disperse.
La casa appartiene alla famiglia Pyakurel. Quando il muro di acqua, ghiaccio, fango e detriti ha raggiunto Dhunge Bazaar, Chhatra Bahadur Pyakurel, 67 anni, era appena rientrato dopo aver accompagnato il nipote all’autobus della scuola. Nel giro di pochi minuti non c’era più modo di fuggire. La famiglia si è rifugiata prima al terzo piano e poi sul tetto, mentre la piena cancellava case, negozi, strade e ponti tutt’intorno.
«All’inizio non sapevamo se saremmo sopravvissuti», ha raccontato Pyakurel al New York Times.




