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Nell’economia algoritmica il capitale più prezioso sarà la fiducia

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La Rubrica – La Linfa, Storie di imprese familiari

di Alfredo De Massis, Maria Teresa Cuomo e Paola Cirinnà

Per anni abbiamo pensato che l’intelligenza artificiale fosse soprattutto una questione di tecnologia. Dal 2 agosto non è più così. Con l’applicazione degli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act europeo, l’Unione europea non introduce semplicemente nuove regole per i contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale. Segnala un cambiamento molto più profondo: l’adozione dell’AI non può più essere considerata esclusivamente una scelta tecnologica o competitiva, ma richiede nuove forme di governo dell’impresa. È un cambiamento destinato ad avere effetti ben oltre la compliance, perché porta temi come trasparenza, responsabilità, tracciabilità e supervisione degli algoritmi al centro delle decisioni manageriali.

Per oltre vent’anni il vantaggio competitivo delle imprese è stato misurato dalla capacità di digitalizzare processi, raccogliere dati e automatizzare attività. Oggi entriamo in una fase diversa, che potremmo definire economia algoritmica: un’economia nella quale gli algoritmi non supportano soltanto le decisioni, ma partecipano alla loro costruzione, influenzando reputazione, fiducia e creazione di valore. La domanda strategica cambia radicalmente. Non è più quanta intelligenza artificiale utilizziamo? ma quanto siamo in grado di governarla?

Governare l’AI significa decidere quali algoritmi utilizzare,

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