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Rosari, slogan e i primi piani di donne intubate: in Veneto la sfida per la legge sul fine vita fuori dall’aula tra favorevoli e ultrà del no

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di Martina Zambon

Molti i presenti durante la discussione in Consiglio regionale: da un lato i seguaci dell’ultracattolico Alberto Zelger, dall’altro gli attivisti della Coscioni

Le contrapposte posizioni sul fine vita in discussione in consiglio regionale non hanno nulla di astratto. Fuori dall’Aula, dove nel frattempo la politica si dedica ai suoi distinguo, alle sue contorsioni, i favorevoli e i contrari hanno volti, mani, gambe, vite inchiodate a sedie a rotelle, surreali rosari in technicolor, discrete spillette dell’associazione Luca Coscioni e choccanti t-shirt pro vita con un dolente primo piano di donna intubata coronato dalle scritte «No eutanasia» fino a un inequivocabile, quasi oltranzista «No sedazione profonda» (persino il contrario Szumski racconterà ai colleghi di aver fatto la sedazione profonda alla nonna, 94 anni).

I due mondi mescolati

Due mondi che si sono mescolati nonostante le indicazioni delle forze dell’ordine che avevano suggerito una divisione fra l’«acquario», la saletta che sovrasta il parlamentino regionale, e la sala stampa Oriana Fallaci. Il timore, va detto, soprattutto sugli agguerriti pro vita, era di scaramucce e possibili degenerazioni.

Gli uomini e soprattutto le donne dell’ultracattolico Alberto Zelger (che li guidava munito di megafono e spiegava ai giornalisti come lo

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