
di Silvia M. C. Senette
Elmar Pichler Rolle: «La convivenza etnica soffre ancora oggi? L’ostacolo principale sta dentro le teste delle persone»
«Se domani per sopravvivere servisse un elicottero a ciascun altoatesino, io chiederei gli elicotteri». Elmar Pichler Rolle cita la celebre frase attribuita a Silvius Magnago per scolpire la natura dell’autonomia sudtirolese: «Un cantiere permanente che deve sempre adeguarsi ai tempi». Giornalista, direttore del Dolomiten, ex Obmann della Svp e capogruppo in Consiglio provinciale e regionale, Pichler Rolle incarna la memoria storica e l’analisi politica dell’Alto Adige. Lo scontro istituzionale, le dinamiche relative alla convivenza e i rischi corsi da «una terra baciata dalla fortuna» nel suo bilancio senza filtri alla vigilia della giornata dedicata a un’Autonomia che si appresta a compiere 80 anni.
Direttore, qual è la prima immagine che associa alla parola Autonomia?
«Il legame indissolubile con la nostra terra e la figura di Silvius Magnago. Chi oggi pretende decisioni immediate dimentica che dal «Los von Trient» del 1957 al Pacchetto del 1969 passarono dodici anni di viaggi intensi in treno verso Roma. Magnago trattò quasi solo: mi raccontò che per oltre un anno e mezzo non rivolse la parola ai colleghi di partito seduti




