
di Irene Soave
Il referendum con cui l’Islanda ha chiesto ai suoi cittadini se volessero o meno riaprire alle trattative che avrebbero potuto portare all’ingresso nella Ue si è chiuso con la vittoria del No con il 52,8 per cento dei voti. Ora la domanda di adesione potrebbe essere ritirata definitivamente
DALLA NOSTRA INVIATA
REYKJAVIK – «Se l’Europa avrebbe potuto fare di più per segnalare flessibilità, nei nostri riguardi, non sta a me dirlo. Ma questo referendum è servito a molti, in patria e all’estero, per capire che agli islandesi importa moltissimo della pesca». Domenica mattina, urne chiuse da poche ore, la premier Kristrún Frostadóttir incontra i giornalisti di mezzo mondo. Lo spoglio dei voti ha parlato chiaro: il 52,8% degli islandesi è contrario anche solo a riaprire le trattative con Bruxelles per entrare nell’Ue. Nel Nordovest dirimpettaio della Groenlandia, terra di fiordi e pescherecci, il 63%.
Le feste dei comitati elettorali del «sì» e del «no», sfrenate in due saloni a due civici di distanza della stessa via, sono finite all’alba; qualche giornalista è in hangover. Ma l’incontro con le Valchirie — così la stampa nazionale chiama le donne del governo — è stato indetto prestissimo, nella




