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Torino, la rivolta dei neo laureati: due su tre dicono no a un lavoro full time con una retribuzione inferiore a 1.250 euro netti al mese

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di Pietro Mella Bitti

Tra un percorso umanistico e uno ingegneristico possono esserci già all’ingresso oltre mille euro di differenza nella retribuzione media mensile, insieme a distanze molto ampie nei tassi di occupazione

Tra i giovani che cercano il primo lavoro, le aspettative economiche sono diventate più selettive. Forse davvero un po’ troppo «choosy», come ebbe a dire l’ex ministro al Lavoro Elsa Fornero. Ora lo sottolinea anche il Rapporto AlmaLaurea 2026 che racconta un cambiamento netto: tra i laureati non occupati e in cerca di lavoro a un anno dal titolo, soltanto il 27,5% dei laureati di primo livello e il 23,1% di quelli di secondo livello si dichiara disposto ad accettare un lavoro full time con una retribuzione inferiore a 1.250 euro netti al mese. In altre parole, il 72,5% dei triennali e il 76,9% dei magistrali non accetterebbe quella cifra. Nel 2021 erano invece oltre il 60% (triennali) e oltre il 50% (magistrali) disposti ad accettarla.

Un cambiamento che si inserisce in un mercato dove, nonostante l’aumento dei tassi di occupazione a un anno dalla laurea, le retribuzioni reali restano contenute. La retribuzione netta mensile media dei laureati che hanno iniziato a lavorare dopo

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