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Sorpresa: i cinesi hanno perso l’ottimismo di una volta. E per Xi è un grosso problema

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Questo testo è stato pubblicato su Global, la newsletter di Federico Rampini. Per riceverla occorre iscriversi qui.

La quota di cinesi convinti che il proprio tenore di vita migliorerà è scesa al 28%, circa la metà di quanto fosse a inizio secolo. La fonte è uno studio condotto da ricercatori di Stanford e Harvard con la collaborazione di importanti università della Repubblica Popolare. Merita attenzione, perché è uno dei tentativi più seri e meno ideologici di misurare qualcosa che di solito si racconta per aneddoti: l’umore profondo della società cinese dopo il Covid.

Il paper si intitola «Getting Ahead in Today’s China: From Optimism to Pessimism» ed è stato pubblicato dallo Stanford Center on China’s Economy and Institutions. Gli autori sono tre: Michael Alisky, Scott Rozelle (economista di Stanford, tra i massimi esperti mondiali di sviluppo rurale cinese) e Martin King Whyte, sociologo di Harvard che da vent’anni studia le percezioni cinesi della disuguaglianza. Whyte è anche l’autore del celebre libro «Myth of the Social Volcano» (2010), in cui demoliva la tesi allora dominante secondo cui la crescente disuguaglianza cinese avrebbe prima o poi fatto esplodere una rivolta popolare. Le sue tre inchieste nazionali del 2004, 2009 e

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