
di Silvia Madiotto
Il dibattito sulla nascita della moschea a Mestre ha acceso la tensione sociale. Venturini: «Tra i bengalesi tanti non vogliono lo sciopero, sbagliato polarizzare il dibattito»
La moschea di Mestre crea divisioni più nette giorno dopo giorno, eppure oggi è poco più di un disegno: un’area di 8 mila metri quadrati, un edificio di 20 metri, oltre mille fedeli potenziali e un costo stimato tra i 10 e i 15 milioni di euro. Ma non si può fare nulla senza il cambio di destinazione d’uso dell’area e a quella variazione urbanistica il sindaco di Venezia Simone Venturini, eletto a giugno alla guida del centrodestra, dice no. Così la moschea resta su un pezzo di carta.
Sindaco Venturini, da una parte c’è la comunità bengalese, promotrice del progetto, che si dice pronta allo sciopero bloccando la città. Dall’altra il centrodestra contrario al luogo di culto. In mezzo l’amministrazione comunale. Vede una via d’uscita?
«C’è sempre una via d’uscita e da parte mia c’è totale volontà di dialogo. La mia porta è aperta, il mio obiettivo è trovare un punto di incontro».
Allora dove si è inceppato il confronto?
«Uno degli errori che ha fatto




