
di Claudio Bozza
Il professore della Luiss: la concretezza vince sull’astrazione
Professor Giovanni Orsina, ma davvero a destra vota chi ha studiato poco, vive nelle periferie e sta peggio economicamente?
«Secondo gli studi internazionali, tendenzialmente sì, anche se bisogna stare attenti alle semplificazioni. Ci sono due espressioni: density divide, cioè la divisione legata alla densità abitativa, e diploma divide, quella legata al livello di istruzione. I dati mostrano che i partiti populisti, e molto spesso le destre che definiamo populiste, prendono più voti tra le persone meno scolarizzate e nei piccoli centri. Il rapporto con la condizione economica è invece più complicato. Anche perché non è affatto detto che chi vive in un borgo e ha studiato meno guadagni pure male».
Cosa rischiamo di non capire se trasformiamo il titolo di studio in una misura dell’intelligenza politica?
«Che le persone sono molto più complesse delle statistiche. Siamo portati a pensare che chi ha un titolo di studio più alto sia più informato e più razionale. Ed è proprio questa l’affermazione che finisce per svalutare chi vota a destra. Ma la vera frattura, a mio avviso, non è fra ragione ed emozioni, tanto meno fra intelligenza e stupidità, è fra




