
di Pietro Gorlani
Kron Morelli (Coldiretti): «Prezzi troppo bassi, dall’Ucraina più mais del consentito, i nostri maiscoltori sono rovinati»
Il 2026 rischia di passare alla storia non solo come uno degli anni più caldi di sempre ma anche uno di quelli più nefasti per gli agricoltori della Bassa. Il perché è presto detto: siccità prolungata e temperature estreme hanno colpito il mais proprio nelle fasi critiche di fioritura e allegagione, generando perdite medie intorno al 30% nelle zone più esposte, con punte di azzeramento in alcuni appezzamenti. I cambiamenti climatici toccano nel vivo il settore primario. Del resto negli ultimi cinquant’anni la temperatura media in Lombardia è salita di circa 2,6 °C, mentre a Brescia l’incremento estivo ha toccato i 3,8 °C: un riscaldamento che rende sempre più frequenti gli stress termici e idrici sulle colture.
Cosa significhi in termini economici un calo del 30% della produzione è presto detto. Nel 2025 la produzione di mais granella (dati Confagricoltura) è stata di di 353.500 tonnellate: se quest’anno si raccoglieranno 100 mila tonnellate in meno ai prezzi di mercato attuali (circa 240 euro a tonnellata) la perdita economica stimata supera i 25,5 milioni di euro.




