Settembre arriva con un paradosso per i risparmiatori italiani. Da una parte l’inflazione continua a erodere il valore del denaro lasciato fermo, dall’altra il ritorno dei tassi su livelli più elevati ha restituito interesse a strumenti che per anni sembravano quasi dimenticati, dai Bot ai conti deposito, mentre Borse e oro arrivano all’autunno dopo una corsa che rende più complicato entrare senza interrogarsi sul prezzo che si sta pagando.
La domanda, quindi, non è soltanto dove investire a settembre, ma soprattutto quale funzione debbano avere quei soldi. Liquidità da poter utilizzare tra pochi mesi, capitale da conservare per due o tre anni e risparmio destinato a rimanere investito a lungo non possono essere trattati nello stesso modo. Ed è proprio qui che la fotografia di fine estate diventa interessante.

Lasciare i soldi sul conto oggi ha un costo
Il primo numero da guardare non arriva dalle Borse, ma dall’Istat. A luglio l’inflazione italiana si è attestata al 2,9% su base annua, in lieve rallentamento rispetto al 3% di giugno ma comunque su livelli sufficienti a incidere sul potere d’acquisto di quella parte di patrimonio che rimane completamente improduttiva.
Il confronto con ciò che mediamente le banche riconoscono sulla liquidità




