
di Marco Imarisio
Anche i preti dedicano la loro omelia alla mancanza di carburante. Il vice ministro Novak: «Situazione tesa»
Nel momento del bisogno, l’unione tra Stato e Chiesa fa la forza. E così, mentre sempre più parlamentari propongono leggi per inasprire le sanzioni a chi sui social mostra le auto in coda per la benzina e intanto elogiano la resilienza del popolo russo, nella cittadina di Friazino, vicino a Mosca, i preti dedicano la loro omelia alla mancanza di carburante. Chi se ne lamenta «è povero di spirito», perché la religione ortodossa, quella di oggi almeno, prevede «la sofferenza come forma di rispetto per il potere laico».
La situazione è «tesa», parola del vice primo ministro Aleksandr Novak, che già altre volte si è preso l’onere di dire la verità. Anche ieri, dentro la Mkad, il raccordo anulare che comprende la prima periferia della capitale, le code davanti ai distributori erano ovunque, e alcune raggiungevano i due chilometri di lunghezza. Niente a che vedere comunque con quelle che si videro proprio 28 anni fa quando il rublo venne svalutato e il panico travolse gran parte della popolazione.
La crisi del carburante
Quando si parla di




