
di Luca Malossini
Il rischio delle grandi ricorrenze è sempre lo stesso: trasformare la storia in celebrazione e la celebrazione in autocelebrazione
L’autonomia non è una fotografia da incorniciare. È una responsabilità da esercitare. È forse questo il modo più utile per avvicinarsi al 5 settembre, quando questa terra celebrerà gli ottant’anni dall’Accordo di Parigi tra Alcide De Gasperi e Karl Gruber. Un anniversario importante, destinato a richiamare a Trento e a Merano le massime autorità istituzionali, a partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un appuntamento che merita attenzione, ma che proprio per la sua rilevanza non può esaurirsi unicamente nella liturgia della memoria.
Grandi ricorrenze
Il rischio delle grandi ricorrenze è sempre lo stesso: trasformare la storia in celebrazione e la celebrazione in autocelebrazione. Ottant’anni sono tanti, ma non sono un alibi per smettere di interrogarsi sul presente. Il noto compositore Gustav Mahler diceva che la tradizione consiste nel «custodire il fuoco, non nell’adorare le ceneri». È una distinzione che vale anche per l’autonomia. Il punto non è conservare intatto ciò che è stato conquistato, ma capire quale fuoco continui ad alimentare quella scelta e come possa illuminare una realtà che nel frattempo è profondamente cambiata.




