NATO PER RISPARMIARE
Quando Rudolf Diesel brevettò il suo motore alla fine dell’Ottocento, l’automobile come la conosciamo oggi non esisteva ancora. Il principio era semplice e, almeno sulla carta, molto promettente: invece di utilizzare una scintilla per accendere la miscela, il gasolio viene iniettato nell’aria compressa e portata a una temperatura molto elevata. Così facendo è possibile ottenere un rendimento elevato e consumi contenuti.
Però per parecchi anni il diesel rimase soprattutto un motore da lavoro. Camion, trattori, locomotive e navi erano la sua applicazione naturale: robusto, resistente e parsimonioso, ma anche pesante, rumoroso e poco adatto alle automobili dell’epoca. Il primo vero passo verso l’auto arrivò nel 1936, quando la Mercedes-Benz 260 D divenne la prima vettura diesel prodotta in serie: fu particolarmente apprezzata dai tassisti, per i quali consumi e durata contavano più della brillantezza.
Qui sopra la Peugeot 604, una delle prime turbodiesel. LA SVOLTA NEGLI ANNI 80
Il motore a ciclo diesel rimase per lungo tempo una scelta soprattutto razionale: chi percorreva molti chilometri poteva contare su consumi inferiori e su un motore capace di lavorare a lungo senza particolari problemi. Ma fu necessario aspettare diversi decenni perché questa tecnologia diventasse davvero interessante per il grande




