
di Maurizio Perriello
Dopo sette round negoziali nella Capitale, il presidente Aoun è stato ricevuto da Papa Leone. Ora è atteso a Roma il comandante dell’esercito Haykal. Al centro il ritiro israeliano, il disarmo di Hezbollah e il futuro del sud del Libano. Più che una pace (improbabile), si cerca un nuovo equilibrio di deterrenza
Roma si sta imponendo sempre più come il quartier generale europeo dei negoziati tra Israele e Libano. Nella Capitale si sono svolti gli ultimi sette round di colloqui mediati dagli Stati Uniti e ieri, giovedì 20 agosto, il presidente libanese Joseph Aoun è stato ricevuto da Papa Leone in Vaticano. Obiettivo: coinvolgere ulteriormente Roma nella macchina diplomatica tramite cui Beirut cerca sostegno internazionale per ottenere il ritiro israeliano dal sud del Paese.
Tra venerdì e sabato è atteso nella Città Eterna anche il comandante delle Forze armate libanesi, Rodolphe Haykal. Dalla diplomazia si passa all’operatività bellica: l’ufficiale svolgerà infatti incontri tecnici sulle cosiddette «zone pilota», i territori dai quali lo Stato ebraico dovrebbe ritirarsi lasciando progressivamente il controllo all’esercito di Beirut.
Tra Libano, Israele e Usa: perché Roma
Non è una successione casuale di appuntamenti. Roma è il luogo eletto in




