
Dopo i più recenti episodi di femminicidio, da Tania Terrin a Camponogara a Johana Rouissi a Colleferro, l’associazione analizza la situazione nel Paese
«Arriviamo a questi epiloghi perché c’è un grandissimo problema culturale di parità, di accettazione tra uomini e donne, di libertà e quindi anche di accettazione da parte delle istituzioni della gravità del problema. Le istituzioni, la polizia, le forze dell’ordine, gli ospedali spesso non sono ancora formati per riconoscere rischi o per saper attivare in maniera tempestiva e adeguata la rete di supporto a queste donne». Dopo i più recenti episodi di femminicidio, da Tania Terrin a Camponogara a Johana Rouissi a Colleferro, l’associazione Differenza donna analizza la situazione nel Paese. Dai centri antiviolenza al numero di supporto 1522, sono numerosi gli strumenti in campo, ma le necessità sono numerose. «Manca la formazione delle forze dell’ordine, – commenta Sabrina Frasca del direttivo di Differenza donna – delle strutture sanitarie affinché sappiano riconoscere e valutare il rischio di violenza che vivono le donne. Mancano investimenti nel lavoro delle donne perché una donna economicamente forte, indipendente può separarsi e allontanarsi dall’abitazione senza dover correre continuamente il rischio di essere uccisa».
20 agosto 2026
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