
di Simona Lorenzetti
Antonio Rinaudo, ex magistrato torinese e oggi presidente del Comitato etico territoriale: «La legge si sarebbe dovuta già fare nel 2019, dopo il primo pronunciamento della Corte costituzionale. Così si finisce per negare l’autodeterminazione dell’individuo»
«Una legge sul fine vita è più che urgente. Siamo in ritardo di anni, si sarebbe dovuta già fare nel 2019 dopo il primo pronunciamento della Corte costituzionale». È il pensiero di Antonio Rinaudo, ex magistrato torinese e oggi presidente del Comitato etico territoriale.
In primavera a livello regionale si era aperto il dibattito dopo che altre Regioni avevano legiferato e dopo l’appello di un uomo che ha chiesto il suicido assistito. Da allora la situazione è cambiata?
«No, è tutto fermo. E nessuno fa niente. L’indirizzo di Forza Italia — favorevole, ma a una legge nazionale — blocca qualsiasi iniziativa. E poi il pensiero politico sul punto è troppo frammentato, anche all’interno delle diverse formazioni politiche».
Perché è necessaria una legge sul fine vita?
«In primo luogo, perché lo chiede la Corte costituzionale. In questi anni, dal 2019 a oggi, sono uscite diverse pronunce. E il parlamento dovrebbe prenderne atto e legiferare».
Perché secondo lei non avviene?
«Al di




