di Andrea Bonafede
I Blancos hanno costruito un sistema efficiente: 575 milioni incassati in dieci anni. Con Benfica, Chelsea e Ajax a ruota. Cosa fanno le italiane e i ritardi di Milan, Inter e Juventus
Il calciomercato sta entrando nella sua fase più calda e finora, in termini di compravendite di giocatori, la regina di questa sessione è stata il Real Madrid. Non tanto per l’acquisto di top player – anche se alla Casa Blanca, guidata nuovamente da José Mourinho in panchina, sono arrivati campioni come Bernardo Silva, Konaté, Cucurella e Dumfries –, quanto per i soldi incassati: 199 milioni di euro. Tutti senza dover rinunciare le proprie stelle (a parte qualche nome di spicco che ha salutato alla scadenza naturale del proprio contratto), bensì attraverso cessioni, come Nico Paz al Como, e soprattutto diritti sulle rivendite di calciatori valorizzati da altre società, ma cresciuti nel settore giovanile del Real, la famosa «Fabrica».
C’era una volta la polarizzazione
Un club abituato ad acquistare i migliori assi di questo sport, che da anni punta sui talenti emergenti (ora per fare cassa, in futuro chissà), porta a una domanda ricorrente: il settore giovanile per le squadre professionistiche è un costo




