
di Maurizio Porro
I film a episodi sono stati una costola della commedia italiana nata per sfruttare la popolarità di attori e attrici ben noti
I film a episodi sono stati un genere, una costola della commedia all’italiana nata per sfruttare al massimo, con l’andamento della rivista a sketch, la popolarità di alcune attrici e attori già ben noti protagonisti di film campioni di incasso.
Prendiamo, ad esempio, “Dove vai in vacanza?” una trilogia che, a dispetto del titolo, uscì a Natale ed era firmata da Mauro Bolognini, regista anche di raffinate trasposizioni letterarie; da Luciano Salce, spiritoso più di quanto si credesse, regista dei primi Fantozzi e uno dei «Gobbi» con la Valeri e Bonucci.
Ed infine da Alberto Sordi che si costruisce su misura l’unico episodio valido del film, le famose «Vacanze intelligenti» che sono diventate un piccolo cult di satira sull’intellettualismo e il radical chic culturale.
Se nel primo sketch Ugo Tognazzi, invitato dalla ex moglie (Stefania Sandrelli), vive una perdita di stimoli erotici causa paleo-femminismo e nel secondo Paolo Villaggio rivive una storia di una battuta di caccia al leone mista a un assassinio, è nelle «Vacanze intelligenti» che Sordi provoca




