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Reti, sostituire le componenti cinesi con quelle europee in tre anni: operatori contro i tempi della proposta Ue

di Andrea Bonafede

Lo scorso gennaio la Commissione Ue ha presentato una proposta di aggiornamento del Cybersecurity Act, che include la sostituzione delle componenti extra Ue delle infrastrutture di rete a favore di produzioni europee entro tre anni. La risposta delle telco: tempistiche troppo strette, si rischia una crisi del settore

Le telco europee lanciano l’allarme: non creare le condizioni per una crisi come quella che sta colpendo l’automotive Ue. Per di più, in un settore che sta vivendo difficoltà strutturali, tra ricavi e margini in diminuzione, nel momento in cui andrebbero incrementati gli investimenti per le reti e l’intelligenza artificiale. Ma facciamo un passo indietro. Lo scorso gennaio la Commissione Ue ha presentato la CSA2, una proposta di aggiornamento del Cybersecurity Act, regolamento del 2019. Tra i provvedimenti, si prevede l’obbligo di sostituire le componenti tecnologiche provenienti da fornitori extra Ue (soprattutto cinesi, come Huawei e ZTE) a favore di produttori Ue, principalmente Ericsson e Nokia. Tempo previsto: tre anni dall’approvazione della normativa.

Costi e conseguenze

Se il principio della sovranità tecnologica europea è condiviso, la criticità per le telco riguarda la tempistica: tre anni sono considerati pochi per una sostituzione sostenibile a livello economico e tecnologico,

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