di Massimo Nava
C’è allarme a Bruxelles sulle possibilità che gli Stati Uniti (come del resto hanno già fatto cinesi e russi) siano intenzionati a influenzare i processi elettorali in Europa
Dimentichiamoci per un attimo della guerra moderna, combattuta con droni, intelligenza artificiale e altre diavolerie. La guerra si fa anche a colpi di… mattoni. Nel senso che il mercato immobiliare è diventato un potenziale campo di battaglia in cui si trasferiscono capitali, si piazzano indirizzi per operazioni segrete e sabotaggi, si prefigura il grande business della ricostruzione, si stringono e si disfanno alleanze fra vecchi e nuovi nemici.
Che oligarchi russi e ucraini vivano felicemente all’estero, dopo aver trasferito residenza e ottenuto cittadinanza a Cipro, Montecarlo o Malta è arcinoto e il recente attentato subito dall’oligarca ucraino Vadim Ermolaev ha messo in luce gli intrecci del cosiddetto «Battaglione Monaco». Si sa che russi (non ancora colpiti da sanzioni) e ucraini (fuggiti all’estero) frequentino allegramente località turistiche italiane e francesi. Non è soltanto un mondo vacanziero: si tratta di potenti in esilio abbastanza potenti da prefigurare le mappe future dei Paesi in conflitto e avere voce nei capitoli della ricostruzione e dello sviluppo. Ma ci sono fenomeni




