
Comprare casa quando una parte importante del reddito familiare viene assorbita dall’assistenza quotidiana, dalle necessità di cura o semplicemente da una condizione che rende più complicato l’accesso al credito può trasformarsi in un percorso molto più difficile di quanto suggerisca una normale simulazione di mutuo. È proprio su questo terreno che interviene una delle novità meno raccontate del Piano Casa 2026, diventata operativa il 3 agosto: per la prima volta entrano tra le categorie prioritarie del Fondo di Garanzia per la Prima Casa anche le persone con disabilità grave e determinati familiari conviventi.
La misura può essere particolarmente rilevante perché la garanzia dello Stato, normalmente pari al 50% della quota capitale del finanziamento per queste nuove categorie, può salire fino all’80% quando il richiedente possiede un ISEE non superiore a 40.000 euro annui. Non si tratta, però, di un contributo che copre l’80% del prezzo dell’immobile, né di un mutuo automaticamente concesso dallo Stato: il Fondo interviene come garante nei confronti della banca, riducendo una parte del rischio assunto dall’istituto di credito. La decisione finale sulla concessione del finanziamento resta comunque alla banca.
Cosa cambia dal 3 agosto 2026
La novità nasce dalla legge 2 luglio 2026, n. 116, che




