
di Filippo Mazzarella
Il grande classico della commedia italiana usciva nelle alla vigilia di Ferragosto del 1956. Capace di raccontare un’Italia che stava cambiando, non ha perso un grammo di efficacia
Sembra incredibile, ma uno dei più grandi classici della commedia italiana, Totò, Peppino e… la malafemmina, uscì nelle sale la vigilia di Ferragosto di settant’anni fa (un periodo che oggi la distribuzione nostrana non azzarderebbe neanche sotto tortura), per poi avviarsi a staccare quasi quattro milioni e mezzo di biglietti diventando il terzo maggior incasso assoluto della filmografia di Totò.
Il film non è soltanto uno dei vertici assoluti del comico napoletano (e sicuramente il migliore tra quelli della sua memorabile collaborazione con Peppino De Filippo), ma uno dei capolavori tout court del cinema italiano degli anni Cinquanta: capace di superare il proprio tempo e di trasformarsi in un vero e proprio patrimonio della cultura popolare nazionale, tanto che ancora oggi molte delle sue battute e delle sue situazioni continuano a essere citate, imitate e tramandate, a confermarne una forza rimasta intatta. Benché il Principe avesse ormai oltre cinquanta lungometraggi alle spalle, la pellicola nacque comunque all’interno della stagione più feconda del suo cinema e della




