
di Aldo Grasso
La tv ha ormai sgretolato il confine tra cronaca e varietà. Per il conduttore è un trionfo: visibilità diffusa e dominio del palinsesto
Prima di prendermi qualche giorno di riposo, vorrei soffermarmi su un fenomeno crescente: quando il giornalista televisivo cede alle lusinghe dello spettacolo. I sintomi sono evidenti: eccesso di familiarità con gli ospiti, compagnia di giro, battute a ogni costo e quella disinvoltura con cui si passa dalla cronaca di un delitto al cazzeggio, come se tra un cadavere e una risata ci fosse soltanto un cambio di scaletta.
Alberto Matano è un caso esemplare di questa metamorfosi. Nato come promettente conduttore del Tg1, con «La vita in diretta» ha trasformato il giornalista nel padrone di casa, il notiziario in salotto e il salotto in una specie di autobiografia televisiva.
Non è difficile immaginarlo, prima o poi, alla conduzione del Festival di Sanremo: è una boutade, naturalmente, ma non è detto che la prospettiva gli dispiacerebbe.
Ma c’è chi, nell’ansia di emanciparsi dal giornalismo, sembra spingersi oltre: Manuela Moreno. A non interessare è il suo look «mix and match» (dettaglio irrilevante), bensì il suo registro di conduzione.
L’impressione è che




