di Leonard Berberi
La sfida tra F2i e Mundys che si contendono alcuni degli scali più rilevanti del Paese rimasti ancora nelle mani del pubblico. L’operazione in Sardegna e le possibili acquisizioni
Gli aeroporti italiani vivono settimane di particolare fibrillazione. Non tanto per le attività quotidiane — i voli, i rapporti con le compagnie aeree, le vendite nei duty free —, ma perché si sta entrando nel vivo di un riassetto tra le società di gestione, dal Nord al Sud Italia, tra impianti grandi e piccoli, che da un lato porterà a una «semplificazione», dall’altro cambierà gli equilibri, in particolare tra pubblico e privato su un settore che fattura oltre 3 miliardi di euro e registra un utile netto di circa 450 milioni.
L’asse industriale del Nord-Est
È in questo contesto che si inserisce l’ultima novità, l’unione tra Sea (che gestisce gli scali di Milano Linate e Malpensa e ha una partecipazione in Sacbo, l’entità che governa Bergamo) e Sagat (Torino). La prima vede il Comune di Milano azionista di maggioranza e F2i (con 2i Aeroporti che a sua volta vede nell’azionariato pure Asterion e presto Cdp Equity) come (pesante) socio. La seconda è al 100% del fondo




