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L’esilio del conduttore di Report nel paese del nonno Sigfrido: «Pronto a resistere». Il dolore della figlia

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di Fabrizio Caccia

Ranucci a Rocca Massima. Il legale: è nella tempesta, la sua famiglia fa quadrato

In questi giorni di veleni e sofferenze, per cercare finalmente un po’ di quiete, Sigfrido Ranucci è tornato a Rocca Massima, il paese di nonno Sigfrido e dei suoi genitori, dove tutto iniziò. «Da quando avevo due mesi qui ho passato lunghi periodi dell’estate e della mia infanzia. Ho conosciuto gli amori, le amicizie, il senso e l’importanza della solidarietà. Qui ho conosciuto e ho imparato ad apprezzare gli odori della natura, a osservare le stelle nella volta celeste che domina senza inquinamento luminoso. Rocca Massima è il centro della mia anima, dove mi rifugio sempre per staccare dagli attacchi e dalle polemiche».

C’è la scorta davanti casa sua, a scoraggiare qualunque idea di avvicinarsi e suonare il campanello per chiedergli un’intervista. Del resto il suo avvocato, Roberto De Vita, è stato chiaro: «Ho domandato ma preferisce di no, c’è stato un abuso di virgolettati ultimamente».

Le parole che abbiamo riportato, riprese da LatinaToday, sono quelle che il conduttore di Report pronunciò appena un anno fa, il 10 agosto del 2025, cioè due mesi prima dello scoppio

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