
di Aldo Grasso
La trasmissione sul disastro del 1956, con testimonianze e materiale d’archvio, dovrebbe essere considerata un bene comune
Il fiore delle terre nere – Marcinelle 70 anni dopo è uno di quei documentari che il servizio pubblico dovrebbe trattare come un bene comune. E invece è andato in onda su Rai1, dopo mezzanotte. È un dettaglio tutt’altro che secondario: il pubblico naturale di questo racconto è fatto soprattutto di persone anziane che quella storia l’hanno vissuta, ascoltata dai genitori, imparata sui banchi di scuola. Il doc diretto da Salvatore Braca meriterebbe un ascolto assai più largo. Perché Marcinelle non è soltanto una tragedia del lavoro: è una pagina fondamentale della storia dell’emigrazione italiana e, insieme, della costruzione dell’Europa.
Tra il 1946 e il 1956 oltre 140 mila italiani attraversarono le Alpi per scendere nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il frutto di un accordo tanto semplice quanto terribile nella sua concretezza: carbone belga in cambio di minatori italiani. L’Italia usciva dalla guerra con milioni di disoccupati e intere comunità ridotte alla miseria; il Belgio aveva bisogno di braccia. I manifesti promettevano lavoro, salario, futuro. La realtà, sottoterra, era molto diversa.
Il volto più




