di Fabrizio Roncone
Le spiagge in cravatta di Moro e quelle di Berlinguer
C’è stato un tempo in cui i politici italiani — tutti, indistintamente, anche i più potenti e temuti — trascorrevano le proprie vacanze in luoghi sobri. Giulio Andreotti saliva a Cortina d’Ampezzo ed era ospite di un istituto gestito dalle Suore Orsoline Missionarie del Sacro Cuore.
È impietoso il paragone con le destinazione preferite oggi da molti dei nostri governanti: resort da mille euro a notte (con lo sconto), yacht a bordo dei quali si beve solo champagne, spiagge con cubiste scatenate tra musica a palla e bicchieri di mojito ghiacciati. Andreotti, tra l’altro, detestava il mare. Preferiva la montagna. Soprattutto, guardarla. Gli chiedevano: ma una bella passeggiata, presidente? «Ogni tanto, in verità, sarei anche tentato: il fatto è che tutti i miei amici che praticavano sport, poi, sono morti».
Il colpo d’occhio, dalle finestre, è strepitoso: un bosco fitto e, lassù, la cima del Faloria. Gli appartamenti sono piccoli, l’arredamento è essenziale. L’istituto religioso, d’inverno, è sede di un collegio femminile e di un liceo linguistico: ma d’estate le porte sono aperte a poche selezionate famiglie. Andreotti arriva con qualche giorno




