
di Marco Cremonesi
Riunione tesa ma senza strappi del direttivo della Lega lombarda (alla presenza del leader)
Tanto tuonò che non piovve. Gli ingredienti per la serata col botto c’erano tutti. Un Matteo Salvini che ai suoi ringhiava «adesso mi hanno rotto le scatole» parlando dei nordisti del partito. E i meno suoi, i nordisti stanchi del segretario, a progettare il golpe interno. Ma golpe è un parolone. Meglio «associazione culturale». Al massimo, corrente.
In questo clima, Matteo Salvini ha convocato il direttivo della Lega lombarda. Di solito non è affare del segretario nazionale, però quello precedente era finito quasi a cazzotti. E così il leader ha voluto andare a vedere le carte degli avversari. I salviniani doc profetizzavano la rimozione di Massimiliano Romeo, uno degli uomini simbolo dei nordisti, capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda. Del resto, pochi giorni fa lui e Salvini sono stati uditi che «litigavano di brutto» a Palazzo Madama.
Sullo sfondo, ma mica tanto, il patto dei «governatori più due»: Giancarlo Giorgetti e lo stesso Romeo. Venerdì scorso i presidenti leghisti (Fontana, Fedriga, Fugatti) si erano visti a Milano. Con il lombardo Fontana, c’era anche il fido assessore




