
L’ex calciatore quando giocava a Bologna era diventato amico del grande cantautore scomparso: “Alla trattoria ‘Il Tinello’ eravamo io, Bonvi, i musicisti… Una volta mi disse ‘Vieni con me’, pensavo volesse portarmi a vedere le sue prove, invece…”
E l’eco si è smorzato appena delle risate fatte con gli amici e dei brindisi felici. Metà degli anni 80, Domenico Marocchino incontra Francesco Guccini. A pensarci: “Marocco”, il calciatore di ieri, l’opinionista di oggi, ha il contorno perfetto di uno che, dentro alle canzoni di Guccini, potrebbe starci tranquillamente, uno che “ricama dentro al suo stupore una tela affascinante ma un po’ troppo delicata” (Keaton), uno che “Resta solo l’urlo solito gridato, tentare e agire/Ma si pianga solo un po’ perché è un peccato/E si rida poi sul come andrà a finire” (Canzone di notte n.3).
Marocchino, come e dove nasce la sua frequentazione con Guccini?
“Negli anni di Bologna, dove ho giocato dal 1984 al 1987. Ci siamo conosciuti a tavola, in trattoria, a pranzo e a cena, appena capitava l’occasione. Non sapeva che fossi un calciatore, io non gliel’ho mai detto. E se l’ha saputo da qualcuno non mi ha mai chiesto nulla di calcio. Meglio così




