
di Irene Soave, da Berlino
La crisi dei migranti in Spagna lascia il premier politicamente isolato, anche da leader di partiti tradizionalmente più moderati. Il «New York Times»: in Europa «l’ultradestra detta l’agenda»
La risposta di chiusura della Ue alla crisi di Ceuta – 50-60 mila migranti dal Marocco arrivati a nuoto da giovedì sulle spiagge dell’exclave spagnola, o a piedi attraversando la frontiera di terra – lascia il premier spagnolo Pedro Sánchez politicamente isolato nel continente e nella scena interna, dove è già indebolito dagli scandali giudiziari che hanno coinvolto membri del suo governo e anche sua moglie Begoña.
La maggioranza dei suoi omologhi europei, nella lettera di venerdì rivolta ai leader delle istituzioni Ue, gli muove le stesse critiche – circa le politiche migratorie adottate dal suo governo negli scorsi mesi – che gli muove la sua opposizione interna, di centrodestra e di destra estrema.
Tanto che per molti analisti la crisi di Ceuta sarebbe una cartina al tornasole dell’aumentato potere dei partiti di ultradestra non solo in Spagna, ma in quasi tutto il continente: di domenica è un editoriale del New York Times sull’estrema destra che «detterebbe l’agenda» nella Ue, soprattutto in tema di




