
L’ex direttore organizzativo del Milan ricorda la serata in cui insieme al capitano omaggiò le vittime juventine della tragedia che era accaduta proprio in quello stadio: “Non potevamo non onorarne la memoria”
Se c’è un esempio che racconta dello spessore dell’uomo e del campione, del valore morale prima ancora che tecnico, quello è accaduto all’Heysel, lo stadio dell’orrore. Un uomo sa essere fiero anche in pantaloni corti e maglietta, pronto per iniziare una partita di pallone. Esattamente, i quarti di finale di Champions League, 7 marzo 1990. Cinque anni prima l’Heysel fu teatro della morte, 39 tifosi juventini persero la vita schiacciati dalla calca generata dalle cariche degli hooligans inglesi nella Curva Z. Lo stadio riaprì a una squadra italiana per ospitare il Milan di Baresi. E del direttore organizzativo Paolo Taveggia, il vero ideatore del gesto poi compiuto dal capitano.
Taveggia, ricorda come nacque quel mazzo di rose posto sotto la Curva e perché fu così emblematico?
“Nasce quando il Mechelen chiede di poter giocare la gara contro di noi in uno stadio più grande del suo: la federazione belga assegna l’Heysel, l’Uefa dà il suo accordo. Scelta che ci lascia momentaneamente perplessi, ma senza alcuna intenzione



