
di Silvia M.C.Senette
Lo sguardo al futuro: «Il partito è una comunità. Dobbiamo concentrarci solo sui contenuti concreti ed essere pronti a fare scelte anche divergenti dalla Svp se i progetti non coincidono»
«Il Pd sta ancora pagando la tragedia del 2018. Una scissione dolorosa, ma con Schlein e Bettio siamo ripartiti: non siamo affatto condannati a essere marginali». Luisa Gnecchi, una vita spesa tra le virgole delle leggi sul lavoro, ex assessora provinciale, deputata e vicepresidente dell’Inps, analizza senza sconti la parabola dei democratici altoatesini rifiutando le letture disfattiste sul declino del partito a Bolzano.
Onorevole, da dove nasce il suo approccio alla politica focalizzato sui dettagli?
«Il Pd è nato nel 2007 fondendo Margherita e Ds: una scelta vincente. Nel 2008 feci un passo di lato candidandomi alla Camera, pur senza certezze, per far spazio a giovani come Tommasini e Bizzo; prendemmo voti in ogni comune. È stata un’esperienza meravigliosa, per me che amo il lavoro legislativo e i dettagli delle norme. Poi sono stata nella segreteria nazionale con Zingaretti: un’anomalia per un territorio piccolo. Oggi continuo a fare volontariato all’Inps e allo sportello sociale dell’Auser occupandomi di pensioni e di cose concrete da aggiustare.




