
di Antonella Baccaro
L’audit sul caso Ranucci. Al centro l’ipotesi di reportage nati da impulsi esterni
Audit e Comitato etico. In Rai si lavora a pieno ritmo sulla procedura avviata per verificare il rispetto delle regole etiche interne da parte di Sigfrido Ranucci. L’ad Giampaolo Rossi ha precisato nell’ultimo consiglio di amministrazione, giovedì scorso, che l’audit non potrà essere avviato prima che la Procura lo autorizzi per evitare d’intralciare le indagini.
Eppure i due percorsi sono connessi. La figura dell’auditor in Rai è un organo di controllo terzo e indipendente il cui compito è fotografare la realtà, raccogliere le prove e descrivere i fatti in una relazione finale. Ma non commina sanzioni. La direzione audit è affidata a Delia Gandini, che fa parte del Comitato etico, insieme con altri quattro dirigenti. Gandini partecipa al Comitato, ma è l’organismo nel suo complesso a valutare la gravità dei fatti emersi dalla relazione che l’audit presenta. Il Comitato propone al vertice le linee guida o l’apertura di un focus sui comportamenti non etici del dipendente. L’ad, ricevuta la relazione dell’audit (quando ci sarà) e i pareri relativi del Comitato, decide se attivare le sanzioni.
Questa è la procedura,




