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La storia di Ceuta, l’exclave spagnola in Marocco dove convivono musulmani, ebrei e induisti

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di Guido De Franceschi

Negli ultimi anni il governo di Rabat ha spesso «usato» Ceuta e Melilla come strumenti di pressione su Madrid

La costa nordafricana del Mediterraneo, nel suo tratto appartenente al Marocco, è punteggiata di territori spagnoli. I più importanti sono quelli che coincidono con il perimetro di Ceuta e di Melilla, due città autonome che hanno più o meno lo stesso numero di abitanti (circa 85.000) e distano l’una dall’altra suppergiù 400 chilometri. In più, appartengono a Madrid anche altri lacerti di terra disabitati: una minuscola area rivierasca, che ospita solo un presidio militare, e alcuni isolotti vicini alla costa. 

Sono ex piazzeforti che fanno parte da secoli del Regno di Spagna e che non sono mai state integrate amministrativamente nel Protettorato spagnolo del Marocco (1912-1956) né nelle altre strutture più propriamente coloniali con cui Madrid occupava porzioni di Nord Africa.

Si stima che più del 40 per cento degli abitanti di Ceuta provvisti di cittadinanza spagnola siano di religione musulmana. In più, ci sono una comunità ebraica e una comunità induista che hanno un antico radicamento in città. Gli immigrati regolari con cittadinanza marocchina sono circa 4.500. Melilla ha una composizione

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