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Hotel & resort, dall’Alto Adige alla Corea del Sud, la visione di Matteo Thun: «Così l’ospitalità sostenibile ci salverà»

di Elena Papa

La provocazione dell’architetto rinomato per la progettazione di hotel di lusso e «a impatto positivo» sui territori: «Non costruiamo più il nuovo, recuperiamo ciò che esiste puntando su genius loci e qualità. Le stelle? Non interessano più»

Se dal punto di vista dei numeri il turismo di massa non accenna a fermarsi, l’impatto di questa crescita costante sta portando molti territori al collasso sociale e ambientale. Davanti alla provocazione: «Più turismo per tutti?», la risposta dell’architetto Matteo Thun — che con il suo studio, Matteo Thun & Partners, è specializzato proprio nell’hospitality — è netta. «La soluzione economica e culturale non è costruire il nuovo, ma recuperare l’esistente, abbattendo i posti letto per rimettere al centro la qualità dello spazio, il genius loci e il silenzio». Dall’Italia alla Corea del Sud la sua filosofia progettuale è guidata dall’uso di materiali naturali, dalla valorizzazione dell’artigianato locale e dalla necessità profonda di fondere ogni opera con il paesaggio circostante.

Architetto, partiamo dalla montagna. Da hotel storici come il Bella Vista a Trafoi fino all’Alpe di Siusi, il modello alpino tradizionale sembra saturo. Ci stiamo facendo male da soli?

«Assolutamente sì. Assistiamo a un concetto

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