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Zaia e Zuppi, dialogo sul fine vita. Il cardinale: «Chi è malato non aspetta la legge, lo so bene»

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di Marco Ascione

Faccia a faccia di due ore nel «Fienile», il podcast dell’ex governatore veneto: «La politica trovi una mediazione»

DAL NOSTRO  INVIATO 
RONCADE (TREVISO) – È solo un momento, una rapida sequenza: è allora che monsignor Matteo Zuppi estrae il bilancino dal clergyman. Accade quando Luca Zaia, in un botta e risposta fino a lì morbido come le anse del vicino fiume Sile, cala la carta: «Eminenza, passando alla questione del fine vita…». Il cardinale mette in chiaro la dottrina: «La Chiesa resta contraria a eutanasia e suicidio assistito…». 

Zaia un po’ incalza: «Sì, ma esiste una sentenza della Consulta, che prevede ipotesi precise in cui si può chiedere l’aiuto a morire, senza che questo costituisca reato». «E nonostante la sentenza sia del 2019 — aggiunge — non c’è ancora una legge. Lei che cosa direbbe a un malato terminale che implora il suicidio assistito?». Il vescovo di Bologna un po’ conviene: «So bene che chi è malato non aspetta la legge. Ci sono anche le Regioni che vanno in ordine sparso… E infatti dico che la politica dovrebbe trovare una mediazione». È, in purezza, la linea della Conferenza episcopale italiana: non sarà la Chiesa l’alibi

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