
di Massimo Franco
Dalla politica estera alla sicurezza è un problema che riguarda maggioranza e opposizioni seppure in misura diversa
È difficile trovare un filo che unisca i comportamenti dei partiti in questa coda di legislatura. Non si capisce se si smarchino per sottolineare la propria identità, velare i problemi interni o posizionarsi in vista di un futuro incerto. Il risultato non cambia: nella maggioranza e tra le opposizioni ognuno procede in modo quasi solitario, assecondando logiche non proprio di coalizione. Il caso eclatante rimane quello di Pd, M5S, Avs, Azione e Iv sulla politica estera. Il voto sulle missioni internazionali conferma cinque mozioni: una per ogni forza politica.
Si tratta dell’istantanea fedele di contrasti già emersi su riarmo europeo, sostegno all’Ucraina, e Nato. Sanciscono e allargano il solco tra alleati. E portano a chiedersi quale potrà essere un programma in grado di unire posizioni così diverse; e un candidato a Palazzo Chigi capace di sintetizzarle senza una mediazione così al ribasso da apparire una somma di ambiguità. Il rinvio di ogni decisione non è figlio di una strategia ma della consapevolezza che si arriverà a una specie di intesa Pd-M5S solo per inerzia.
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