di Fausta Chiesa
Il presidente di Nomisma Energia: «Il petrolio non mancherà, ma c’è il rischio di mancanza di carburanti, in particolarte il gasolio, e di gas nel prossimo inverno»
La benzina a 1,982 euro, ai massimi da ottobre 2023, il gasolio a 2,18 euro, vicinissimo al record storico di 2,229 toccato il 17 marzo 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina.
Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, che cosa la preoccupa di più?
«La prima cosa è la guerra, ma venendo all’energia il problema più grave che vedo non sono tanto i prezzi quanto la possibile carenza di prodotti finiti nei prossimi mesi».
Quali in particolare?
«Il primo è il gasolio, perché è il carburante più utilizzato dai camion e i due grandi produttori come la Russia e gli Usa fanno già fatica a tener dietro alla loro domanda».
Perché non i prezzi?
«Perché dopo cinque mesi di guerra le previsioni di un rincaro molto più alto di quello che si sta verificando e si è verificato del petrolio non si sono avverate. Siamo lontanissimi dalla grandezza della crisi del 2022 per i prezzi energetici in generale».
E i consumatori?
«Innanzitutto va detto che se si vogliono ridurre




