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Ristorobie ai Piani dell’Avaro, il Giallo Secco di Biava e i formaggi di capra di Stezzano

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Una “magia ad alta quota con gestione tutta al femminile, un rifugio dell’anima, una delle migliori osterie d’Italia”. Parole piene di entusiasmo quelle spese da Slow Food per l’insegna che da una ventina d’anni ai Piani dell’Avaro (quota 1700) vede impegnata ai fornelli mamma Paola (in foto a destra) con le figlie Claudia a Sara all’accoglienza ed al servizio. Ristorobie un rifugio gastronomico di grande piacevolezza lo è senza alcun dubbio. Ma lo è più per quel che sta attorno alla cucina che per la cucina stessa. Lo è per le scelte coerenti in fatto di reperimento delle materie prime (acquisti mirati da bravi produttori del territorio), lo è per atmosfera, ospitalità e servizio (impagabile la seduta all’aperto), per la selezione dei vini che per varietà e qualità è decisamente superiore a ciò che offrono normalmente i rifugi, per quella dei salumi e soprattutto dei formaggi provenienti dagli alpeggi circostanti. Non altrettanto entusiasmo generano i piatti cucinati. L’eccellenza degli ingredienti è compressa da una mano delicata, quasi timida nella gestione dei sapori, a tratti imprecisa come nella zuppa del carpen di segale, Formai de Mut e porcini (d’accordo che viene dichiarata asciutta ma un minimo di scivolosità aumenterebbe il piacere).

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